Cosa é l'Analisi transazionale?

L’Analisi Transazionale (AT) è una teoria della personalità e una psicoterapia sistematica, caratterizzata da un contratto bilaterale di crescita e cambiamento. Si situa nella corrente filosofica umanistico-esistenziale (Maslow, Rogers, Pearls, Allport) e al suo interno integra la teoria delle Relazioni Oggettuali di stampo psicoanalitico.
La teoria si occupa di:
1) processi intrapsichici
2) processi interpersonali
3) psicopatologia

La metodologia è basata sulla contrattualità e propone strategie in campo psicoterapeutico, educativo, organizzativo e di counselling per il conseguimento dell’Autonomia dal copione.
Il sistema teorico e di terapia dell’ AT è caratterizzato da 4 aree distinte:
Analisi strutturale che studia come la persona è strutturata dal punto di vista psicologico usando il modello degli Stati dell’Io.
Analisi delle transazioni che studi gli scambi comunicativi tra le persone per cogliere le possibili relazioni che queste instaurano tra di loro.
Analisi dei giochi che studia i blocchi che possono emergere tra le persone e che possono avere conseguenze drammatiche quando la persona usa strategie indirette per ottenere ciò che desidera.
Analisi del copione che studia cosa accade nel piano di  vita delle persone e analizza come la loro vita presente e quella futura potrebbe essere condizionata dal passato.

Assunti filosofici su cui si fonda:
1) Ogni persona è OK. Uguaglianza degli esseri umani ed accettazione dell’essenza della persona a prescindere dalla razza e dal contesto socio culturale di provenienza.
2) Ogni persona può pensare ed autodeterminarsi significa che ognuno può decidere cosa fare nella vita, che ha la capacità di crescere ed imparare qualunque esperienza abbia avuto, anche negativa ed è responsabile delle proprie decisioni.
3) Le decisioni prese possono essere modificate. La persona prende decisioni ed è responsabile di cambiarle quando queste non sono più funzionali.
Sulla base di questi assunti filosofici rispetto alla pratica l’AT è caratterizzata da:
- uso chiaro e semplice del linguaggio che facilita la comunicazione e favorisce una relazione paritaria
- approccio contrattuale che prevede un accordo tra persone adulte che hanno una responsabilità congiunta nel lavorare per raggiungere gli obiettivi definiti dal  contratto. Ciò fa riferimento alla relazione paritaria, all’autodeterminazione ed ala necessità di modificare le decisioni prese.
- un approccio di tipo pragmatico che mira non solo alla consapevolezza ma al cambiamento. Alla comprensione dei propri modi di agire segue una messa in pratica delle scoperte fatte. E questo fa riferimento alla potere che la persona ha di cambiare. Dalla comprensione dei propri modi di agire segue una messa in pratica delle scoperte fatte.


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Abstract contributo dott. Cherri al XXVII Convegno Annuale S.I.M.P.A.T.

Il dott. Cherri parteciperà come relatore al 

XXVII Convegno Annuale S.I.M.P.A.T.
Giornate Italiane di Analisi Transazionale
Metamorfosi e Rinascita
Roma, 17/18 Febbraio 2017

con il contributo dal titolo:

TEORIA PATOGENETICA DI BERNE: prospettivE futurE dal passato?

Abstract
L'autore intende riconsiderare la teoria patogenetica strutturale proposta da Eric Berne alla luce delle più recenti teorie relazionali, AT e non-AT, che trattano del trauma e dell’insorgenza del disturbo psicologico.
La metamorfosi, intesa come percorso di cambiamento e guarigione nella diadica relazione terapeutica, evolve da processo di riparazione del trauma a processo di ri-connessione e ri-sintonizzazione con le figure di accudimento introiettate.
 SIMPAT

SIMPAT


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Uno speciale ringraziamento a Sabine Klingenberg e alla DGTA (Associazione Analitico Transazionale tedesca) per la meravigliosa esperienza d'esame a Rösrath (Nella foto con le colleghe d'esame e di formazione Roberta Salvatori TSTA-P and Barbara Ricci TSTA-P)
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Thanks to Sabine Klingenberg and DGTA Geschäftsstelle for the wonderful exame experience in Rösrath. (Photo with exam colleagues Roberta Salvatori TSTA-P and Barbara Ricci TSTA-P).




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Corso di TRAINING AUTOGENO

È in partenza un GRUPPO esperienziale di TRAINING AUTOGENO secondo il metodo di J.H.Schultz.

Il corso prevede l’apprendimento del Training Autogeno in un gruppo di 4-6 persone ed è rivolto a coloro che vogliono apprendere la pratica del Training Autogeno da utilizzare a fini personali o professionali.

il T.A. è una tecnica di autodistensione che consente, mediante il raggiungimento di uno stato di rilassamento, di modificare tensioni psicologiche e corporee, ripristinando uno stato di calma e di equilibrio sia psichico che neurovegetativo.
A CHI È RIVOLTO
Si rivolge a tutti coloro che desiderano migliorare la qualità della propria vita e raggiungere uno stato ottimale di equilibrio e benessere psico-fisico: recuperando le energie fisiche e psichiche, potenziando le capacità mnemoniche e favorendo un percorso di introspezione e di autoconoscenza.
E' utile a qualsiasi età per trovare giovamento in casi di: stress, ansia, attacchi di panico, insonnia, stanchezza, patologie psicosomatiche (cefalea, ipertensione, sindrome intestino irritabile, gastrite, asma psicogeno, dolori muscolo-tensivi, ecc.).

Gli incontri, della durata di due ore, avranno cadenza quindicinale e si svolgeranno nell’arco di circa 3 mesi. Minimo 4 persone, costo 40 € ad incontro di due ore.

Il corso sarà condotto dal dott. G.Cherri, perfezionatosi presso l'ICSAT - Italian Commitee for the Study of Autogenic Therapy and Training.

Per informazioni e prenotazioni: dott. G. Cherri - tel. 3479033074 - e.mail Giuseppe.cherri@gmail.com


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WORKSHOP ALL'EATA CONFERENCE: 1st EATA TA Theory Development & Research Conference


Titolo Workshop
Pensare la mente: la relazione terapeutica come percorso riparatore dell'esperienza traumatica nel Disturbo di Personalità Borderline.
Authors
Giuseppe Cherri, psicologo, psicoterapeuta, PTSTA; Federica Panella, psicologo, psicoterapeuta, PTSTA; Beatrice Piermartini, psicologo, psicoterapeuta, CTA.
Abstract
Il workshop ha il fine di stimolare i partecipanti ad un confronto sul lavoro terapeutico con clienti con diagnosi di borderline personality disorder (BPD). Un caso clinico, alcuni contributi teorici AT,  integrati anche con prospettive teoriche differenti, l'utilizzo di filmati ad hoc uniti a piccole esperienze in gruppo consentiranno ai partecipanti di riflettere sulla gestione del mondo relazionale ed emotivo in clienti con BPD. Si metterà in evidenza il legame tra attaccamento disorganizzato, trauma e incapacità di costruire una rappresentazione di sè e dellaltro. Il lavoro terapeutico esposto mostrerà come lintegrazione delle esperienze traumatiche arcaiche del cliente sia possibile allinterno di una relazione, quale è quella con il terapeuta e con lo psichiatra, attraverso la quale viene sviluppata la funzione riflessiva e di autonarrazione dellAdulto, rendendo possibile  pensare la propria mente e quella dellaltro.
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Title English version

Think about the mind: the relationship as path repairer of traumatic experiences in Borderline Personality Disorder.
Abstract  English version
The workshop aims to stimulate the participants in a discussion on the therapeutic work with clients diagnosed with Borderline Personality Disorder (BPD). A clinical case, some theoretical AT contributions, integrated with different theoretical perspectives, the use of ad hoc movies, combined with small group experiences, will enable participants to reflect on the management of the world's social and emotional in clients with BPD. It will highlight the link between disorganized attachment, trauma and inability to build a representation of himself and other. Therapeutic work exhibited, will show how the integration of traumatic archaic experiences of the customer is possible within a relationship, which is the one with the therapist and the psychiatrist, through which is developed reflective function and self-narration of the Adult, making possible to think of his mind and that of the other.
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BIBLIOGRAFIA/REFERENCES
Berne, E. (1961). Transactional analysis in psycho therapy: A systematic individual and social psychiatry. New York: Grove Press.
Berne, E. (1963). The structure and dynamics of organizations and groups. New York: Grove Press.
Berne, E. (1966). Principles of group treatment. New York: Grove Press.
Berne, E. (1972). What do you say after you say hello?: The psychology of human destiny. New York: Grove Press.
Berne, E. (1977). Ego states in psychotherapy. In E. Berne, Intuition and ego states: The origins of transactional analysis (P. McCormick, Ed.) (pp. 121-144). San Francisco: TA Press. (Original work published 1957).
Damasio, A. (2010). Self Comes to Mind . Constructing the Conscious Brain. New York: Pantheon.
Davidson, R. J., & Begley, S. (2012). The Emotional Life of Your Brain. New York: Hudson Street Press.
Fonagy, P. et al., (1997). Attachment, the development of the self, and its pathology in personality disorders. In: Maffei, C., Derksen ,J. & Groen H., Treatment of Personality Disorders. New York: Plenum Press.
Goleman, D. (2013). Focus. The Hidden Driver of Excellence. United Kingdom PLC: Bloomsbury Publishing.
Hargaden, H., & Sills, C. (2002). Transactional Analysis: a relational perspective.London: Brunner-Routledge.
Leone Guglielmotti, R. (2008). The Quality of the Therapeutic Relationship as a Factor in Helping to Change the Client's Protocol or Implicit Memory. Transactional Analysis Journal  38(2), 101-109.
Lieberman, M. D. (2013). Social: Why Our Brains Are Wired to Connect. New York: Crown Publisher.
Ligabue, S. (2008). Rispondere al Trauma. Quaderni di psicologia, Analisi Transazionale e Scienze Umane, 49. Milano: MIMESIS.
Linhean, M. M. (1993a), Cognitive-Behavioral Tratment of Borderline Personality Desorder.  New York: Guilford.
Liotti, G. (1999). Il nucleo del Disturbo Borderline di Personalità: un’ipotesi integrativa. Psicoterapia, 5, 16/17:53-56.
Rizzolatti, G., & Sinigaglia, C. (2006). So quel che fai. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Shore, A. (2003). Affect Regulation  and the Repair of the Self. New York – London: Norton & Company.
Siegel, D. J. (2010). Mindsight. The New Science of Personal Transformation. New York: Bantam.
Stuthdrige, J.(2006). Inside out: A Transactional Analysis Model of Trauma. Transacional Analysis Journal, XXXVI, 4, oct. pp.270-283.

http://www.eataconference2015.com/


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Ti odio-Ti amo: i due lati della stessa medaglia…d’oro!

ABSTRACT - 3 Convegno IANTI, 18-19 Ottobre 2014, Roma

L’esperienza di psicoterapia con un paziente con diagnosi di disturbo borderline di personalità coinvolge e stimola turbini di emozioni, così come è vorticoso e articolato il mondo emotivo che la persona porta, ma quando si riesce ad accedere a quel mondo e, con il lavoro clinico, a calmare le acque e i vortici dell’animo, allora è possibile intravedere momenti e poi periodi di quiete. Quando ciò avviene quello che possiamo fare come terapeuti è fermarci con il nostro paziente ad osservare l’inaspettato e agognato cambiamento, ritrovando quell’aspetto di crescita vitale e gioiosa che prelude, accompagna e rafforza il cambiamento.
Secondo quanto espresso da Fonagy, un attaccamento disorganizzato con le figure d’accudimento primarie è ciò che predispone maggiormente la persona a sviluppare il disturbo borderline di personalità. Una relazione iniziale traumatica e “distruttiva”, propria dell’attaccamento disorganizzato, impedisce alla persona di acquisire la capacità di mentalizzare il trauma e riflettere su di sé. Inserendo tale modello in una visione analitico-transazionale del trauma, il lavoro terapeutico è finalizzato a sviluppare nell’Adulto la capacità di riflettere e di mettere insieme in modo coerente le esperienze relazionali vissute, in modo di pensare piuttosto che agire.
La relazione è centrale e in essa si affrontano e si materializzano tutti i traumi vissuti dal paziente, portando il terapeuta a essere temuto, odiato, amato o considerato impotente. L’impatto emotivo controtransferale evidenzia e sottolinea quanto tale relazione sia difficile per il paziente e per il terapeuta.
Alla luce di quanto scritto, con particolare riferimento alla physis, forza gioiosa vitale che tutto trasforma e tutto cambia, gli Autori stimoleranno, attraverso l’analisi di casi clinici, una riflessione sulle dinamiche che emergono nella relazione terapeutica con un paziente borderline e sull’importanza di sviluppare, attraverso la relazione, la capacità di riflettere su sé, di mentalizzare.
Nel workshop della durata di un’ora e mezza si approfondiranno gli aspetti teorici esposti, con attenzione alle basi neurologiche dell’intersoggettività e si stimolerà la riflessione e la discussione di gruppo attraverso l’analisi di casi e la visione di filmati.

AUTORI
Giuseppe Cherri, psicologo, psicoterapeuta, PTSTA, docente e supervisore AUXIMON.
Federica Panella, psicologa, psicoterapeuta, PTSTA, terapeuta EMDR 1 e 2 livello.
Beatrice Piermartini, psicologa, psicoterapeuta, CTA, docente collaboratore Università Pontificia Salesiana.




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LA SUPERVISIONE IN AMBITO CLINICO E SOCIO-SANITARIO


La supervisione è uno strumento operativo di verifica rivolto a chiunque operi in un contesto socio-sanitario o clinico, che preveda il contatto con le criticità e le problematiche personali dell’altro. Essa è uno spazio in cui riflettere sul proprio intervento, promuovendo una meta-riflessione sulle strategie e tecniche utilizzate e sulle emozioni e i vissuti legati al lavoro. È un percorso di consapevolezza sia delle proprie risorse e dei propri limiti sia dei fattori che sono a supporto, o meno, della relazione con l’utente e dell’organizzazione presso cui si è inseriti (Clarkson, 1992; Erskine, 1982; Scilligo, 1989; Zalcman e Cornell, 1983).
Il fine è quello di permettere agli operatori di mantenere un appropriato livello di consapevolezza e di autonomia – su di sé, sul caso e sulle dinamiche attivate – e un adeguato livello di motivazione, implementando la capacità di pensare in modo flessibile e creativo, e prevenendo sia l’adozione di strategie disfunzionali sia i fenomeni di burn-out.
In un setting di gruppo, o di èquipe, la supervisione diventa anche un prezioso strumento di confronto, di condivisione e di reciproco sostegno fra colleghi, le cui differenti professionalità e il diverso know-how rappresentano una ricchezza irrinunciabile.
L’approccio teorico seguito fa riferimento all’orientamento analitico-transazionale (per una visione dell’Analisi Transazionale: Berne, 1961, 1966; Woollams e Brown, 1978; James e Jongeward, 1971) in cui le diverse figure professionali sono il perno dell’intervento supervisivo secondo i seguenti principi: tutti i membri dell’èquipe hanno pari valore indipendentemente dall’età o dal ruolo professionale rivestito, hanno la capacità di ragionare su di sé e sui problemi, hanno l’abilità e la responsabilità di prendere decisioni e di modificare quelle ritenute non più funzionali.
Nella pratica socio-sanitaria si assiste spesso a dei momenti di impasse, di incertezza e di confusione degli operatori coinvolti. Tale difficoltà è spesso rintracciabile nella complessità delle situazioni e delle problematiche, che gli utenti, direttamente o indirettamente, portano in carico al Servizio; per cui si rende necessario un lavoro che si dispieghi su più livelli (psicologico, sociale, assistenziale, medico, ecc.) e che coinvolga più persone dello stesso nucleo.
La multi-problematicità delle situazioni rischia di diventare per gli operatori il “gancio” di giochi psicologici (Berne, 1964) che, se non riconosciuti e bloccati, portano inesorabilmente al fallimento dell’intervento.
Nonostante la professionalità dei diversi operatori dell’èquipe e l’esperienza maturata nel settore socio-sanitario, è frequente e umano colludere con i vissuti disfunzionali dell’altro, innescando processi paralleli o controtransferali che, se non riportati a livelli di consapevolezza, rischiano di compromettere l’intervento in atto. Per tutti questi motivi la supervisione é di fondamentale importanza.

dott. Giuseppe Cherri - Grottammare / S. Benedetto del Tronto


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Convegno SIMPAT 2014, 21-22 Febbraio, Roma

Autori
G.Cherri - B. Piermartini

Titolo
Copioni transculturali: elementi di copione in adolescenti immigrati di prima e seconda generazione

Abstract
Con il presente contributo, intendiamo affrontare la complessità del processo di costruzione del copione in una società multietnica.
Nello specifico, con riferimento ad una ricerca condotta su circa 1200 adolescenti italiani e stranieri della provincia di Roma presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma e ai concetti analitico-transazionali di Genitore Culturale (Drego, 1983, 1996) e di Genitore Integrato e Contenitore (Sills e Hargaden, 2013), analizzeremo in un’ottica transgenerazionale la differente influenza dei costrutti copionali in adolescenti immigrati di prima e seconda generazione.

Programma convegno


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Convegno SIMPAT 2013 - Dal lettino a facebook: setting in evoluzione" - Roma il 15/16 febbraio

Dal protocollo al qui ed ora nel setting: “E’ così che mi sono sentito rianimato”.

Dott.ssa Barbara Ricci, PTSTA-p
Dott.ssa Roberta Salvatori, PTSTA-p
Dott. Giuseppe Cherri, PTSTA-p

ABSTRACT
Gli autori propongono un intervento in plenaria, basato sull’analisi del transfert e del controtransfert in un caso clinico. Il setting è diventato la cornice affettiva e teorica di riferimento, la base sicura da cui partire alla scoperta del protocollo. Un viaggio dall’archeopsiche alla neopsiche, dal “lì ed allora” al “qui e ora” in una relazione autentica, accogliente e rispettosa all’interno della quale il paziente dice di essersi sentito “rianimato”, ovvero riportato al mondo, alla vita, agli affetti.


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Supervisione per Psicoterapeuti e CTA



LABORATORIO SUPERVISIVO

per Psicoterapeuti e CTA
______________
Responsabile
Prof.ssa Raffaella Leone Guglielmotti (TSTA)
direttore della scuola di psicoterapia auximon (d.m. 20/3/98)

La Scuola di psicoterapia ad indirizzo analitico transazionale Auximon, in occasione dell'apertura della sua sede di Fermo, organizza un Laboratorio di supervisione per offrire a psicoterapeuti e analisti transazionali uno spazio condiviso di riflessione in cui analizzare l'azione e il pensiero professionale e migliorare le competenze nel lavoro in modo integrato.
Gli incontri di supervisione individuale in setting di gruppo forniranno uno stimolo e un modellamento per sperimentare, in un clima facilitante, diversità e integrazioni tra teoria e pratica clinica. 
La proposta si articola in 10 incontri di 4 ore, il sabato dalle ore 9,30 alle ore 13,30, da gennaio a novembre 2014 per un totale di ore 40. 
Le supervisioni saranno condotte da alcuni docenti della scuola. 
Il costo complessivo del corso è di € 600 a persona per i 10 incontri da regolarsi in tre rate da € 200 ciascuna.
Sede degli incontri: Auximon sede di Fermo, Via Ottorino Respighi 10, Fermo.

Per informazioni e contatti:
Istituto Auximon
Cell: (+39) 333 7158534
Tel: (+39) 06 8078393
Fax: (+39) 06 96046146
auxif@formazionepoiesis.it

dott. Giuseppe Cherri
via Manzoni 88 - Grottammare
Cell: (+39) 347 9033074
giuseppe.cherri@gmail.com


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1° Convegno Nazionale delle Associazioni di Analisi Transazionale - Roma 24-26 Febbraio.

Abstract - Identità bi-culturali fra integrazione e separazione: essere adolescenti in una società multietnica.
(dott. Cherri*, dott.ssa Piermartini**)


Con il presente contributo, intendiamo prendere in considerazione la complessità del processo di costruzione dell’identità in adolescenza in una società multietnica, quindi in un contesto sociale in cui si verifica un incontro fra culture diverse, in grado di facilitare la creazione di strumenti interni che favoriscono l’interazione con l’altro/diverso da sé e l’adattamento ad una società sempre più complessa.
Analizzeremo il concetto di “acculturazione” (Berry,1990), inteso come l’insieme dei cambiamenti nei comportamenti e nei processi psicologici, conseguente al contatto prolungato tra i membri di gruppi etnici diversi, prendendone in considerazione i fattori di rischio e i fattori di protezione, prevalentemente legati allo stile genitoriale e allo stile di attaccamento.
Tali processi saranno inseriti e letti all’interno della cornice teorica dell’Analisi Transazionale e saranno considerati secondo una prospettiva trans generazionale.


*Giuseppe Cherri - Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Analista Transazionale PTSTA, Docente Scuola Specializzazione AUXIMON, Consulente Dipartimento di Salute Mentale San Benedetto del Tronto (Area Vasta 5 - ASUR MARCHE).

**Beatrice Piermartini - Psicologa clinica, Psicoterapeuta, Analista Transazionale, Dottore in Ricerca presso l'Università Pontificia Salesiana.


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1° Convegno Nazionale delle Associazioni di Analisi Transazionale - Roma 24-26 Febbraio.

Il dott. Cherri e la dott.ssa Piermartini terranno una relazione dal titolo "Identità bi-culturali fra integrazione e separazione: essere adolescenti in una società multietnica".




Visita il sito ufficiale del Convegno AT 2012


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Giornata di Studio SIAT - 10 Dicembre 2011



Workshop dal titolo "“La regolazione degli affetti nella relazione terapeutica”, T. Aceti, B. Piermartini, G. Cherri, C. Zedda, A. Liverano.


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I Convegno Società Italiana di Psicoterapia - Roma 22-24 settembre 2011



Workshop "La regolazione affettiva nella relazione terapeutica"
Antonella Liverano, Tiziana Aceti, Giuseppe Cherri, Federica Guglielmotti, Beatrice Piermartini, Cristiana Zedda


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TRAINING AUTOGENO

IL TRAINING AUTOGENO
Elaborato da J.H.Schultz e pubblicato nel 1932, il T.A. è una tecnica di autodistensione che consente, mediante il raggiungimento di uno stato di rilassamento, di modificare tensioni psicologiche e corporee, ripristinando uno stato di calma e di equilibrio sia psichico che neurovegetativo.
A CHI È RIVOLTO
Si rivolge a tutti coloro che desiderano migliorare la qualità della propria vita e raggiungere uno stato ottimale di equilibrio e benessere psico-fisico: recuperando le energie fisiche e psichiche, potenziando le capacità mnemoniche e favorendo un percorso di introspezione e di autoconoscenza.
E' utile a qualsiasi età per trovare giovamento in casi di: stress, ansia, attacchi di panico, insonnia, stanchezza, patologie psicosomatiche (cefalea, ipertensione, sindrome intestino irritabile, gastrite, asma psicogeno, dolori muscolo-tensivi, ecc.).


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TA World Conference. The Challenge of Growth Bilbao 7th - 9th july 2011


CONGRESSO MONDIALE DI ANALISI TRANSAZIONALE



PROGRAMMA CONGRESSO

WORKSHOP Sabato 9 Luglio
The Affective Regulation in the Therapeutic Relationship
Aceti, Cherri, Liverano, Piermartini, Zedda


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Attacchi di Panico e Ansia

L' ATTACCO DI PANICO è una crisi di paura o di malessere intenso, con un inizio improvviso e inaspettato.
Alcuni dei sintomi riportati in pazienti affetti da attacco di panico sono: sensazione di morte imminente, tachicardia, sudorazione, respirazione superficiale, tremore, sudore, parestesie (sensazione di formicolio), nausea, vertigini, iperventilazione, sensazione di soffocamento, confusione mentale, depersonalizzazione, paura e sensazione di svenire, sensazione di lingua e bocca asciutta, tremori fini o a scatti, vampate di calore o brividi di freddo, pianto, paura di perdere il controllo e fare qualcosa di imbarazzante o di diventare matti, ecc.
L'ATTACCO DI PANICO si differenzia da un CRISI DI ANSIA per l'intensità del malessere, la reazione psicofisiologica e il terrore della morte imminente. Gli attacchi sono improvvisi, non sembrano provocati da alcunché e spesso sono debilitanti; un episodio è spesso categorizzato come un circolo vizioso dove i sintomi mentali accrescono i sintomi fisici, e viceversa.
La maggior parte delle persone che ha un attacco, poi ne ha altri in seguito. Se una persona ha attacchi ripetuti, oppure sente una forte ansia riguardo alla possibilità di avere un altro attacco, allora si dice che ha un "disturbo da attacchi di panico" o DAP.

L'ATTACCO DI PANICO è un sintomo, ovvero la manifestazione esterna, di un disagio psichico o un conflitto interno (intrapsichico) di cui la persona è all'oscuro o di cui non se ne sta prendendo cura.
La crisi di panico diviene, allora, un campanello d'allarme: "c'è qualcosa di cui ti devi occupare, ma di cui non ti stai occupando!".
Metaforicamente, può essere inteso come una casa che vibra durante il terremoto: le scosse che le persone avvertono, i lampadari che dondolano, gli oggetti che cadono rappresentano la manifestazione di superficie di qualcosa che sta capitando sotto la crosta terrestre, ossia quelle vibrazioni o oscillazioni improvvise provocate dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo.

La psicoterapia, specie se psicodinamica o analitica, è il trattamento di elezione degli ATTACCHI DI PANICO, poiché permette di "lavorare" sulle cause psicologiche (conflitti interiori) che si manifestano mediante gli attacchi di panico. Ad essa può essere associata una terapia farmacologica - di solito a base di benzodiazepine e paroxetina - prescritta da un medico specialista finalizzata al riequilibrio neurovegetativo e, dunque, al controllo e alla gestione dei sintomi.


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Patologia in Analisi Transazionale: Contaminazione ed Esclusione

CONTAMINAZIONE ED ESCLUSIONE
La contaminazione e l'esclusione, così come definite da Berne (1961), sono delle anomalie della struttura psichica, rientranti in quella che egli definisce patologia strutturale.
La contaminazione e l'esclusione rappresentano delle soluzioni difensive ai conflitti non coscienti, mediante le quali l'incongruenza viene eliminata inconsapevolmente e in modo automatico.

L'ESCLUSIONE
Il processo di esclusione avviene mediante l’estromissione, anche parziale, nel tempo e nella estensione di stati dell’Io. Si produce quando i confini rigidi degli stati dell'Io non consentono all'energia psichica i muoversi liberamente. L’esclusione non è mai totale, ma riguarda specificamente alcuni contenuti. Ha una funzione difensiva (repressione, negazione), poiché consiste nella soppressione del conflitto mediante l’eliminazione di uno dei contendenti, e si manifesta, secondo Berne, “con un atteggiamento stereotipato, prevedibile, mantenuto in modo costante e il più a lungo possibile in ogni situazione di pericolo. Il Genitore costante, il Bambino costante e l’Adulto costante risultano tutti in primo luogo da un’esclusione difensiva degli altri due aspetti complementari." (Berne, 1961; p. 33). In questo processo difensivo, i tentativi di comunicare con gli aspetti esclusi vengono frustrati dalla reazione caratteristica del Genitore, dell'Adulto o del Bambino difensivo: per esempio, rispettivamente, con la religiosità, l'intellettualizzazione, o con una pseudo-compiacenza adulatoria.

Ci sono sei possibilità di esclusione: tre in cui gli stati dell'Io esclusi sono due e lo stato dell'Io attivo viene detto stato dell'Io Esclusore o Costante e tre in cui uno stato dell'Io, detto stato dell'Io Escluso, viene esautorato dagli altri due stati del'Io.
Il Genitore esclusore (o costante) si manifesta mediante un approccio alla realtà basato su un insieme di regole genitoriali. Berne afferma che il Genitore costante si trova tipicamente fra gli schizofrenici "compensati"; in questi casi l'esclusione costituisce la difesa principale contro un'attività archeopsichica confusa. Questi individui hanno la maggiore difficoltà nel riconoscere l'esistenza del Bambino, giacchè l'obiettivo dell'esclusione è proprio il controllo e la negazione di tale aspetto (Berne, 1961).
L'Adulto esclusore (o costante) si manifesta nel memorizzare, elaborare, valutare dati, esautorando Genitore e Bambino mediante l'intellettualizzazione. Una persona che opera da un Adulto costante funziona praticamente soltanto come programmatore, memorizzatore ed elaboratore di dati (Berne, 1961).
Il Bambino esclusore (o costante) si manifesta con una serie di comportamenti, sentimenti e pensieri tipici dell'infanzia, escludendo l’esame della realtà e gli insiemi delle regole genitoriali, o dei protocolli di accudimento, tipici delle persone adulte. Il Bambino esclusore si trova con facilità in personalità narcisistiche impulsive del tipo do certe prostitute di alto bordo e, clinicamente, in alcuni tipi di schizofrenia acuta, dove tanto lo stato dell'Io razionale (Adulto) quanto quello giudicante o protettivo (Genitore) vengono stornati (Berne, 1961).
Il Genitore escluso si evidenzia come assenza di valori e di strutture (Trautmann & Erskine, 1981). E' una modalità tipica di quelle persone che agiscono senza alcuna regola pronta per l'uso riguardo al mondo, per cui a ogni occasione creeranno delle regole nuove (Stewart & Joines, 1987).
L'Adulto escluso si manifesta come disattivazione del potere di persona adulta di esaminare la realtà, pensare e organizzare strategie funzionali al qui ed ora, di utilizzare le esperienze positive del Genitore e del Bambino per gestire il presente in modo adeguato. Le persone che escludono il l'Adulto avvertono il dialogo interno tra Genitore e Bambino e le azioni, le emozioni e i pensieri che ne risultano riveleranno questo costante conflitto. Disattivando l'esame della realtà i pensieri e i comportamenti possono divenire bizzarri, psicotici.
Il Bambino escluso si manifesta tramite l'assenza di sentimenti, desideri, ricordi, bisogni identificativi della propria infanzia (Trautmann & Erskine, 1981). Le persone che esautorano il Bambino escludono i ricordi immagazzinati della propria infanzia e vengono spesso considerate fredde e algide (Stewart & Joines, 1987).


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PSICOTERAPIA DI GRUPPO: iscrizioni. Grottammare - S. Benedetto del Tronto


Sono aperte le adesioni al "Gruppo di psicoterapia analitico transazionale" condotto dal dott. Giuseppe Cherri.

Lo scopo del trattamento analitico-transazionale di gruppo è, innanzitutto, rendere la persona consapevole di come si siano creati i problemi, e, successivamente, permettere alla stessa di effettuare dei cambiamenti emotivi, cognitivi e comportamentali che vadano nella direzione del benessere psicologico, inteso come capacità di intimità, assertività e auto-realizzazione.

La psicoterapia di gruppo si rivolge a coloro che vogliono sostenere e rinforzare il proprio cambiamento in un contesto relazionale caratterizzato da modalità comunicative dirette e rispettose di sé e degli altri.
Il gruppo diviene testimone e sostenitore della modificazione di schemi non più funzionali o disadattavi, che ostacolano la persona nel suo star bene e conducono a sintomi, malesseri e disagi psicologici.

Mediante la psicoterapia di gruppo, le persone possono effettuare importanti cambiamenti nella propria sfera personale e relazionale, quali:
- modificare le modalità relazionali problematiche abitualmente adottate nella propria vita quotidiana;
- accrescere la consapevolezza di sè, dei propri limiti, dei propri problemi e delle proprie risorse;
- sviluppare nuove capacità emotive e nuovi modelli di pensiero e di comportamento più liberi dai condizionamenti dell’esperienza passata;
- potenziare la propria capacità di relazionarsi (con il partner, con la famiglia, al lavoro, etc…).

Il gruppo sarà composto da 5-7 persone max.
L'incontro di psicoterapia avrà cadenza settimanale e sarà della durata di due ore, in orario e giorno da definire sulla base delle esigenze dei partecipanti.


Per informazioni: dott. Giuseppe Cherri - 3479033074 - chg@libero.it


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La sintonizzazione fra terapeuta e paziente come strumento di regolazione degli affetti

Il contributo che proponiamo sarà incentrato sul ruolo che riveste nella prassi clinica il processo di sintonizzazione fra paziente e terapeuta, intesa, non solo come strumento di lavoro, come l’essenza stessa del lavoro di terapia.
Svilupperemo l’ipotesi secondo la quale la sintonizzazione è la base a partire dalla quale il terapeuta e il paziente possono lavorare alla regolazione dell’intensità e della durata di quegli affetti che il paziente vive in modo doloroso e al di fuori di ogni consapevolezza. Analizzeremo soprattutto il livello presimbolico e preverbale della sintonizzazione, dal momento che i pazienti portano nella relazione terapeutica le esperienze affettive che non hanno potuto elaborare a livello simbolico, perché appartenenti ad epoche preverbali della vita o perché legate ad esperienze traumatiche; esse sono registrate in forma preverbale e vengono comunicate secondo questa modalità.
Paragoneremo, quindi, la sintonizzazione fra terapeuta e paziente alla relazione che si instaura fra una madre responsiva e in grado di contenere, e un neonato che vive uno stato momentaneo di disregolazione dei bisogni.
Solo dopo una sintonizzazione di tipo preverbale e presimbolico, in cui sono attivi, così come dimostrano le ricerche neuroscientifiche, gli emisferi destri sia del terapeuta che del paziente, è possibile passare ad un lavoro di co-costruzione di significati simbolici, quindi comunicabili anche con il linguaggio verbale.
Riporteremo un esempio clinico nel quale sarà possibile individuare i due momenti del lavoro terapeutico: quello presimbolico e quello successivo di trasformazione di materiale arcaico in “strutture” di significato.
Riprenderemo, infine, il concetto di Adulto Integrante di Turner, che consideriamo un valido supporto nel lavoro di integrazione del materiale arcaico ed introiettato, proprio degli Stati dell’Io Genitore e Bambino.


dr.ssa Antonella Liverano, TSTA – Auximon – SSSPC UPS – SSPC IFREP - Roma
dott.ssa Beatrice Piermartini, CTA – Dottorato UPS - Roma
dott. Giuseppe Cherri, PTSTA - Auximon - San Benedetto del Tronto


(Abstract Convegno 2010 IANTI)


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Il disturbo ossessivo (DOC) e le new addictions. Storia di S: dipendenza come patologia o dipendenza come Identità?

Questa relazione intende affrontare in chiave analitico transazionale il tema del disturbo ossessivo (DOC) e delle new addictions. Nello specifico, mediante l’esposizione di un caso, la storia di S., si vuole approfondire la tematica della dipendenza da internet, ipotizzando che questa possa essere considerata la manifestazione sintomatologica di un arresto dello sviluppo nella fase preedipica di separazione-individuazione (modello di M. Mahler). Il fallimento del processo di separazione-individuazione, ovvero la difficoltà del bambino ad uscire dal guscio simbiotico, poiché è premiata la dipendenza e ignorata l’autonomia, determina la dissociazione dei due processi - separazione e individuazione - per cui il bambino si può individuare senza separarsi. In termini analitico transazionali, assistiamo alla strutturazione delle iperelaborazioni gradiose del Piccolo Professore (A1) e all’idealizzazione degli oggetti (G1+).
Secondo l’ipotesi formulata, la addiction diviene l’espressione manifesta di un rapporto simbiotico ancora in essere, una strategia dell’A1 per aggirare l’ostacolo dell’incompiutezza del processo di separazione-individuazione, perpetuando in questo modo la simbiosi.
Rispetto al caso di S., la dipendenza da internet e il ritiro all’interno di una realtà virtuale rappresentano una soluzione del Piccolo Professore che gli consente di realizzare virtualmente la sua separazione-individuazione, pur continuando a vivere nella realtà la dipendenza come sua Identità.
Le new addictions vengono così ad essere lette come epifenomeni di processi simbiotici di patologie preedipiche e della più generale difficoltà a “stare da soli”, nel senso inteso da Winnicott. Gli aspetti ossessivi che ne fanno parte sono inquadrabili come tentativi di non “separarsi” mai; internet rappresenta un canale efficace di espressione della difficoltà a rimanere da soli, per l’assenza di limiti spazio-temporali della rete, laddove l’individuo non abbia la capacità di stabilire confini psicologici. In tal modo, l’uso di internet, così come del cellulare, diventa un abuso che perpetua i processi simbiotici propri alla struttura di personalità dell’individuo.


dr.ssa Antonella Liverano, TSTA – Auximon – SSSPC UPS – SSPC IFREP - Roma
dott.ssa Beatrice Piermartini, CTA – Dottorato UPS - Roma
dott. Giuseppe Cherri, PTSTA - Auximon - San Benedetto del Tronto


(Abstract Convegno 2009 SIMPAT)


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ALLA RADICE DEI PROBLEMI PSICHICI

La radice dei problemi psicologici può essere spiegata mediante la teoria dello sviluppo infantile offerta dall’Analisi Transazionale. I concetti di “copione” e di “decisione”, in particolar modo, spiegano come, nel corso della nostra vita, riproponiamo continuamente strategie infantili, tipiche della nostra infanzia, sebbene esse risultino disfunzionali e dolorose. In “ciao! …E poi?” Berne definisce il copione “un piano di vita inconscio che si basa su una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva” ( Berne, 1972). Le decisioni prese durante l’infanzia su di sé e sugli altri, rappresentano la migliore strategia individuata dal bambino per sopravvivere in un mondo che spesso sembra ostile e minaccioso. Tali decisioni si basano su un’analisi della realtà distorta e irrazionale tipica dei bambini, e per questo diventano poi altamente disfunzionali in età adulta, quando in situazioni di stress o in contesti che ricordano scene dolorose della prima infanzia, tendiamo ad utilizzarle e a seguirle. È qui che si situa il disagio e la patologia psichica. La ragione per cui non ci lasciamo alle spalle tali decisoni è da ricercare nel tentativo che compiamo, anche in età adulta, di ottenere amore e attenzioni incondizionati dalle figure genitoriali; il fine è dunque quello di risolvere quanto è rimasto incompiuto quando eravamo bambini.
La comprensione del copione è importante nel processo di raggiungimento del benessere nella misura in cui consente alla persona di individuare i bisogni che non furono esauditi durante l’infanzia, e soddisfarli usando, però, le risorse adulte e abbandonando le soluzioni magiche individuate da bambini. Da questo punto di vista, il benessere o la cura diventano la possibilità di individuare alternative ai modi di fare che sono fonte di sofferenza ma ai quali la persona é fortemente ancorata.


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ANALISI TRANSAZIONALE

L’Analisi Transazionale (AT) è una teoria psicologica, sociale e della personalità elaborata dallo psichiatra Eric Berne negli anni '50 e successivamente sviluppata dai suoi allievi. Come psicoterapia sistematica è caratterizzata da un contratto bilaterale di crescita e cambiamento.
Gli assunti filosofici di base dell'AT sono:
  • Ogni persona è OK.
  • Ogni persona ha la capacità di pensare e di decidere rispetto alla propria vita.
  • Le decisioni prese possono essere modificate.


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Carezze in Analisi Transazionale (Stroke Economy)

Carezze (Stroke Economy)

Le transazioni consistono in uno scambio di stimoli che in AT vengono denominati Carezze (strokes)o Riconoscimenti. L'AT considera le carezze e le modalità del loro scambio come strumento di diagnosi e di terapia. Durante lo sviluppo della personalità, l'individuo può imparare alcune regole non verbali che costituiscono la base della cosiddetta Stroke Economy:

* non chiedere le carezze che desideri
* non dare le carezze che desideri dare
* non rifiutare le carezze che non desideri
* non accettare le carezze anche se le vuoi
* non dare carezze a te stesso

La Stroke Economy può essere insegnata dai genitori o dalle altre figure di attaccamento nel periodo in cui l'individuo dipende da loro per il proprio sviluppo e per migliorare il controllo necessario legato alla responsabilità. In seguito possono verificarsi negli individui difficoltà a derogare da queste regole. La scelta di non consentirsi deroghe dalla Stroke Economy allontana l'individuo dalla spontaneità, un elemento importante della autonomia. Si generano nell'individuo svalutazioni ed emozioni parassite.

Esempio di "stroke economy"


Consideriamo il seguente dialogo:

A: Buongiorno.
B: Buongiorno.
A: Come va?
B: Bene, grazie. E lei?
A: Beh, al solito, grazie.
B: Buona giornata, allora.
A: Altrettanto.

Un simile scambio, sostiene Berne, non contiene in realtà alcuna informazione - che anzi è accuratamente sottaciuta: A non ha alcun reale interesse a sapere come stia davvero B, che probabilmente ci metterebbe molto tempo a spiegarglielo, e viceversa. Si tratta invece di un rituale sociale a base di "strokes", durante il quale gli individui si scambiano un numero di "carezze" dipendenti dalla loro conoscenza reciproca e dalle circostanze. Se B avesse protratto la conversazione rivolgendo numerose altre domande, avrebbe causato la perplessità e l'imbarazzo di A, che si attendeva un numero ridotto di "strokes" (che in termini di analisi transazionale equivale a "Mi doveva solo tre carezze, perché me ne ha fatte di più?"); al contrario, ad una mancata risposta di B al saluto di A, questi si sarebbe offeso in quanto la "carezza" non era stata ricambiata.


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Il "COPIONE DI VITA" in Analisi Transazionale (introduzione)

Il copione è ciò che l’individuo, nell’infanzia,
ha deciso di fare,
e il corso della vita
è ciò che realmente accade.
(Eric Berne)
__________________________

Un copione psicologico può essere paragonato a un copione teatrale con trama, personaggi, ruoli e con un inizio e una fine. È un’ipotesi di vita che recitiamo, stabilendone inconsciamente l'obiettivo e le modalità.

Secondo Eric Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale, cominciamo a scriverlo dalla nascita; a quattro anni abbiamo deciso i punti essenziali della trama; a sette abbiamo aggiunto i particolari e in adolescenza li abbiamo ritoccati.

Si tratta, però, di una storia che può essere cambiata, per sviluppare a pieno le nostre potenzialità di esseri umani.

(...continua...)


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STATI DELL'IO

L’Analisi Transazionale individua la struttura di personalità umana come composta da 3 Stati dell'Io distinti (Genitore - Adulto - Bambino), che si esprimono e agiscono sia a livello intrapsichico, che a livello interpersonale, entrando, in quest'ultimo caso, in relazione con gli altri nelle diverse situazioni.
Uno Stato dell’Io è un insieme di comportamenti, pensieri ed emozioni tra loro coerenti e collegati. E’ un modo attraverso il quale esprimiamo la nostra personalità in un dato momento. Tramite essi vengono descritte le tre principali parti psicologiche della personalità, la “sfera dei valori e delle opinioni, la sfera della razionalità e la sfera emotiva”.
Possono essere rilevati nella comunicazione interpersonale perché non si tratta di concetti astratti, ma di comportamenti osservabili nella vita quotidiana.






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ANALISI DEI GIOCHI (1) - I GIOCHI PSICOLOGICI


ANALISI DEI GIOCHI (Berne, 1967)

Definizione: serie di transazioni ulteriori complementari rivolte ad un risultato ben definito e prevedibile caratterizzato da un colpo di scena, cioè un improvviso stravolgimento della relazione transazionale, con conseguente stato d’animo negativo (tornaconto del gioco) in entrambi i soggetti della relazione, che rinforza le loro convinzioni di copione.


CARATTERISTICHE DEI GIOCHI
• Sono ripetitivi
• Sono al di fuori della consapevolezza dell’A
• Terminano con una emozione spiacevole sperimentata da entrambi i giocatori
• Comportano uno scambio di transazioni ulteriori tra i giocatori
• Comportano sempre un momento di sorpresa o confusione
• Implicano sempre una disconferma

RAGIONI PER GIOCARE
• Ottenere carezze
• Mantenere la propria percezione esistenziale
• Soddisfare il bisogno di strutturare il tempo
• Collezionare reazioni emotive da utilizzare in seguito
• Sfuggire l’intimità pur mantenendo rapporti emotivamente intensi
• Rendere l’altro prevedibile, sapendo come agganciarlo
• Mantenere il sentimento di ricatto

VANTAGGI DEI GIOCHI
• Vantaggio psicologico interno
• Vantaggio psicologico esterno
• Vantaggio sociale interno
• Vantaggio sociale esterno
• Vantaggio biologico
• Vantaggio esistenziale

GRADI DEI GIOCHI
Giochi di primo grado:
• i giocatori avvertono un lieve disagio e sono disposti a proporlo nel loro ambiente sociale perché socialmente accettati
Giochi di secondo grado:
• i giocatori avvertono uno stato d’animo decisamente spiacevole e si adoperano perché il gioco non sia conosciuto nel loro ambiente sociale
Giochi di terzo grado:
• i giochi che comportano conseguenze spiacevoli e gravi non solo a livello emotivo ma anche fisico

ESEMPI DI GIOCHI CATEGORIE
• “Alcolizzato” (giochi della vita)
• “Tutta colpa tua” (giochi coniugali)
• “Non è terribile?” (giochi di società)
• “Violenza carnale” (giochi sessuali)
• “Guardie e ladri” (giochi della malavita)
• “Psichiatra” (giochi dello studio medico)
• “Serra” (giocati in terapia di gruppo)
• “Stupido” (giochi dei pazienti)


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ESEMPIO DI GIOCO PSICOLOGICO (1)

Giovanni riporta un episodio in cui ancora una volta nei confronti di una sua amica, Luisa, si è sentito inadeguato e si chiede come mai gli capiti sempre la stessa cosa: "L'altro giorno ho visto Luisa che stava in un angolo con il muso e mi sono avvicinato a lei. Sembrava proprio che avesse bisogno di me. Mi ha detto che aveva un problema con un suo amico e non sapeva come risolverlo. Le ho dato una possibile soluzione al problema, mi ha detto che già ci aveva pensato e non andava bene; ho pensato ad un altra possibile soluzione e gliel'ho detta ma anche questa non andava bene. Ad un certo punto mi ha detto che si era stufata dei miei stupidi consigli, che erano proprio inutili e se ne è andata. Io mi sono sentito ancora una volta a disagio e con un senso di inutilità, mi sono detto che non mi vuole proprio nessuno".
Nel nostro esempio, dopo le prime battute Luisa cambia posizione (Stato dell'Io e ruolo nel triangolo drammatico) e dice: "Sono stufa dei tuoi stupidi consigli!"
A quel punto Giovanni si sente confuso e sperimenta un senso di inadeguatezza e delusione confermandosi la sua convinzione di copione: "Nessuno mi apprezza, in fondo nessuno mi vuole, non sono amabile". Anche Luisa, dopo un momentaneo senso di trionfo, sperimenta un sentimento di tristezza confermando la sua convinzione di copione: "Nessuno può aiutarmi".
Da questo esempio è possibile risalire alle caratteristiche del gioco presentate nella definizione: una serie di transazioni ulteriori complementari rivolte ad un risultato ben definito e prevedibile che è il tornaconto del gioco. In questo caso Giovanni si relaziona a Luisa proponendole delle soluzioni non richieste per confermarsi che non è amabile e sperimentare alla fine un sentimento di inadeguatezza.
Nell'esempio di Giovanni e Luisa possiamo identificare due giochi: Giovanni gioca "Sto cercando solo di aiutarti" (perché non...) e Luisa "Sì,ma ...".
Lo stesso gioco potrebbe avere una dinamica diversa se a cambiare Stato dell'Io e ruolo nel triangolo drammatico fosse per primo Giovanni, passando dalla posizione di Salvatore a quella di Persecutore e dicendo a Luisa: "Visto che le mie soluzioni non ti soddisfano arrangiati". In questo scambio Giovanni potrebbe rinforzare la sua convinzione: "E' inutile cercare relazioni con gli altri, tanto nessuno mi capisce" e Luisa potrebbe confermarsi: "E' meglio non mostrare di aver bisogno perché comunque alla fine nessuno mi aiuta".
Da questo esempio è possibile risalire alle caratteristiche del gioco presentate nella definizione: una serie di transazioni ulteriori complementari rivolte ad un risultato ben definito e prevedibile che è il tornaconto del gioco. In questo caso Giovanni si relaziona a Luisa proponendole delle soluzioni non richieste per confermarsi che non è amabile e sperimentare alla fine un sentimento di inadeguatezza.
(Introduzione all'analisi transazionale, Raffaele Mastromarino e Mara Scoliere, SSPC-IFREP)


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ESEMPIO DI GIOCO PSICOLOGICO (2)

Due persone Andrea e Silvia si innamorano e decidono di vivere insieme. Silvia si accorge che Andrea è imprevedibile e poco affettuoso, le dice che l'ama e arriva sempre tardi agli appuntamenti, non le fa mai un regalo o una sorpresa e lei lo giustifica sempre sottolineando che questo è il suo carattere.
All'inizio le cose vanno abbastanza bene ma, dopo un po', Andrea comincia a trascurare sempre più Silvia, le inveisce contro e talvolta la picchia; a volte si ubriaca e rientra tardi, le chiede del denaro in prestito senza restituirglielo; Silvia,malgrado tutto, rimane con lui e trova sempre il modo di giustificarlo.
Questa situazione va avanti per tre anni fino a quando lei lo lascia per un altro.
Andrea rimane stupito, non riesce a capire come possa essere successo, la cerca e tenta di farla tornare ma più lui insiste più lei diventa dura. Lui si sente depresso e si chiede cos'altro possa avere l'altro che lui non ha. La cosa strana è che Andrea si è già trovato in questa situazione altre volte, ha già avuto altri due rapporti finiti con un rifiuto ed ogni volta si è ripromesso di non caderci più ma senza successo, la cosa si è sempre ripetuta. Andrea porta avanti il gioco "Prendimi a calci".
Anche Silvia ha già vissuto la stessa situazione con altri uomini. In qualche modo sembra individuare gli uomini che sono molto carini con lei appena la conoscono e che dopo un po' cominciano a trattarla male. Ogni volta lei accetta il comportamento dell'altro per poi cambiare improvvisamente idea e rifiutarlo. Lei gioca il gioco "Ti ho beccato".

(Introduzione all'AT - Raffaele Mastromarino, Mara Scoliere - SSPC-IFREP)


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